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Heidegger



 La filosofia di Martin Heidegger parte dalla fenomenologia di Husserl, ma prende una direzione molto diversa.

Se Husserl studiava soprattutto la coscienza, Heidegger si chiede:

Che cosa significa “essere”?

Secondo lui, la filosofia occidentale aveva dimenticato questa domanda fondamentale.


Il problema dell’Essere

Heidegger distingue tra:

  • gli enti → le cose che esistono (persone, alberi, oggetti);
  • l’Essere → il fatto stesso che gli enti siano.

Esempio:
un tavolo è un ente.
Ma cosa significa “essere” un tavolo, o semplicemente “essere”?
Questa è la domanda centrale.

La sua opera principale è:

Essere e tempo


Il Dasein

Per studiare l’Essere, Heidegger analizza l’essere umano, che chiama:

Dasein = «esserci»

Il termine tedesco Dasein significa letteralmente:

  • “essere-là”,
  • “esserci”.

L’uomo è speciale perché:

  • non solo esiste,
  • ma si pone domande sulla propria esistenza.

Essere-nel-mondo

Per Heidegger non siamo menti separate dal mondo.

Noi siamo sempre:

Essere-nel-mondo

Cioè:

  • viviamo già immersi in relazioni,
  • usiamo strumenti,
  • abbiamo progetti,
  • abitiamo un contesto.

Il mondo non è qualcosa che osserviamo da fuori:
ci siamo dentro fin dall’inizio.


Gli oggetti come strumenti

Heidegger dice che normalmente non vediamo le cose come oggetti teorici.

Per esempio:
un martello non appare prima come “oggetto fisico”.
Appare come:

  • qualcosa-per-martellare.

Le cose hanno senso dentro la pratica quotidiana.


L’angoscia

Uno dei temi più famosi.

L’angoscia (Angst) non è semplice paura.

  • La paura ha un oggetto preciso.
  • L’angoscia invece nasce davanti al nulla e alla possibilità della morte.

Nell’angoscia:

  • le abitudini quotidiane perdono significato;
  • ci accorgiamo della nostra finitezza;
  • comprendiamo che dobbiamo scegliere come vivere.

Essere-per-la-morte

Per Heidegger la morte non è solo un evento finale.

È una possibilità costante della nostra esistenza:

Dasein come essere-per-la-morte

Sapere che moriremo rende autentica la vita.


Vita autentica e inautentica

Di solito viviamo nella quotidianità impersonale:

  • “si dice”,
  • “si pensa”,
  • “si fa”.

Heidegger chiama questa dimensione:

il “Si” (das Man)

Quando seguiamo semplicemente ciò che fanno tutti, viviamo in modo inautentico.

La vita autentica nasce invece quando:

  • affrontiamo la nostra finitezza,
  • scegliamo responsabilmente,
  • smettiamo di perderci nella massa.

La tecnica

Nella fase successiva del suo pensiero, Heidegger critica la modernità tecnologica.

Secondo lui la tecnica moderna tende a vedere tutto come:

  • risorsa,
  • materiale da sfruttare,
  • oggetto di controllo.

Anche l’uomo rischia di diventare una “risorsa”.


Differenze con Husserl

Husserl:

  • studia la coscienza;
  • cerca strutture universali dell’esperienza.

Heidegger:

  • studia l’esistenza concreta;
  • mette al centro il tempo, la morte, l’angoscia;
  • trasforma la fenomenologia in un’analisi dell’esistenza umana.

In sintesi

Per Heidegger:

  1. la domanda fondamentale è il significato dell’Essere;
  2. l’uomo è un “esserci” immerso nel mondo;
  3. viviamo sempre in relazione con gli altri e con le cose;
  4. la morte dà forma alla nostra esistenza;
  5. l’autenticità nasce dal confronto con la finitezza.

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